sabato 23 gennaio 2016

ARE WE HUMAN
2015 - 2016
PROGRAMMA

27 settembre 2015
TEATRO CAMPLOY
ore 21.00 Via Cantarane 32 - Verona

Matija Ferlin
Sad Sam / Almost 6

di e con Matija Ferlin / drammaturgia Katja Praznik / scenografia Artikl, Silvio Živković / costumi Artikl / luci Urška Vohar / collaboratori Alexandar Nussbaumer, Mauricio Ferlin, Maja Celija, Maja Delak / coordinamento progetto Sabina Potočki / produzione Zavod Emanat (Lubiana) e Ferlin (Pola, HRV) / coproduzione Chez Buswick (New York) e Zavod Bunker (Lubiana) / con il sostegno finanziario di Regione Istriana, Ministero della Cultura della Repubblica di Slovenia con il supporto di Tanzquartier Wien e KulturKontakt Austria (artist-in-residence programme) / media partner Mladina in Radio Študent / photo Nada Zgank



Jonatan, Mauro, Roberto, Branko, Vincenzo, Seraphina, che festeggia il suo compleanno, Ignacio, Diana... Sono centoventisei gli animaletti di plastica, disposti in cerchio sotto la grande stella luminosa. Abbandonato a se stesso, tutto assorto nel suo gioco, un bambino li istruisce, li rimprovera, li consola. E danza per loro. L’equilibrio è perfetto e tuttavia destinato a infrangersi: sarà il cavallino Modesto a fare un passo fuori dal cerchio.

È il poetico assolo sull’infanzia e sulla sua fine di Matija Ferlin (Pola, 1982), acclamato nei più prestigiosi festival di danza contemporanea del mondo, per la prima volta a Verona in occasione di Kidsuniversity, l’università per ragazzi/e (17-27 settembre 2015).

Evento realizzato da Kidsuniversity in collaborazione con EXP associazione culturale - Are We Human.
Ingresso gratuito fino a esaurimento posti. 




11 dicembre 2015

Teatro Camploy ore 20.45 Via Cantarane 32 - Verona
Fanny & Alexander
DITTICO: DISCORSO GRIGIO E DISCORSO GIALLO

ideazione Luigi De Angelis e Chiara Lagani
progetto musicale The Mad Stork, Mirto Baliani, Francesco Giomi, Davide Sacco
drammaturgia Chiara Lagani
regia Luigi De Angelis

Discorso Grigio con Marco Cavalcoli
Discorso Grigio esplora le forme e le retoriche degli interventi politici ufficiali. Giocando con i luoghi comuni dell’oratoria politica ed esaltando le potenzialità di una parola calata in una drammaturgia intrecciata e volutamente sorprendente, Marco Cavalcoli, già virtuoso interprete del ventriloquo Mago di Oz, incarna qui in chiave concertistica un misterioso Presidente alle prese, tra i tanti riverberi passati e presenti di una memoria storica incancellabile, con un importante discorso inaugurale da pronunciare alla Nazione.

Discorso Giallo con Chiara Lagani
Discorso Giallo si pone alcuni interrogativi sulla delicata questione della Tv pedagogica. Buona o cattiva maestra Tv? Dalle primiti- ve istanze, orientate al recupero dell’analfabetismo e delle carenze scolastiche, fino al palcoscenico dei buoni sentimenti in cui i bambini, tra aneddoti e canzoncine, son fatti spettacolo di simpatia e di stupore per adulti e famiglie, fino alla proposta agonistica e meritocratica del talent show (“Amici”), Chiara Lagani incarna qui, in chiave concertistica, la metamorfica figura fusa di un em- blematico adulto/bambino, allievo/maestro/conduttore, soggetto e oggetto di alcuni famosi programmi televisivi intrecciati e sovrapposti, attraversando alcune note figure televisive: il maestro Alberto Manzi di “Non è mai troppo tardi”, Sandra Milo e i suoi “Piccoli fans”, fino a Maria De Filippi. Giallo come la coercizione, il divieto: giallo è il cartellino dell’arbitro che ammonisce, gialle sono le strisce sull’asfalto che interdicono la sosta. Giallo-lavori in corso, indizio di zone proibite. Giallo-semaforo: attesa, limbo. Acido e luce. Giallo è un bagliore che a tratti inonda la stanza, a volte buia, dei sistemi umani pieni di possibilità e atroci contraddizioni.

Fanny & Alexander è una bottega d’arte fondata a Ravenna nel 1992 da Luigi De Angelis e Chiara Lagani. Si aggregano stabilmente alla compagnia nel 1997 Marco Cavalcoli, attore e nel 2002 Marco Molduzzi, organizzatore. Fanny & Alexander produce spettacoli teatrali, laboratori, progetti video, installazioni, azioni performative, mostre fotografiche, pubblicazioni, convegni e seminari di studi, festival e rassegne. Nel 2012 Fanny & Alexander fonda, insieme a ErosAntEros, gruppo nanou e Menoventi, la E, cooperativa di artisti e organizzatori che ne cura la gestione dei progetti e delle creazioni.



5 febbraio 2016 h 17.00 - 18.15 - 19.30 

Biblioteca Civica Via Cappello, 43 POSTI LIMITATI
Evento realizzato con il contributo del Comune di Verona

Chiara Guidi / Socìetas Raffaello Sanzio
NUVOLE.CASA.

di Elfriede Jelinek
traduzione Luigi Reitani
di e con Chiara Guidi
musiche di Daniele Roccato eseguite al contrabbasso dall’autore
con la partecipazione di Filippo Zimmermann
produzione Socìetas Raffaello Sanzio e Festival Focus Jelinek
immagine di Enrico Fedrigoli


In Nuvole.Casa. le parole si accumulano, strati su strati, come mattoni per la costruzione di una casa. Sono parole di altri, tratte da Hölderlin, Heidegger, Fichte, Kleist e da lettere della RAF del 1973-1977 che la scrittrice prende, solleva e sposta dal libro nel quale si trovano per collocarle nel suo libro. Se ne serve per dire altro rispetto a ciò che si legge, lasciandone aperta la decifrazione che non può accontentarsi di sapere da dove quelle parole provengono. Il principio compositivo resta oscuro e le frasi dense di significato ma, estrapolate dal loro contesto, non rimandano ad alcuna spiegazione. Possiamo ascoltare, non capire, e se si ascolta pare di udire una voce sotterranea, grave come il suono di un contrabbasso, che tiene unito l’intero corpo dell’opera. Jelinek entra nel linguaggio come se entrasse in una casa e lì, provocatoriamente, eleva un inno al sacro suolo tedesco e ribadisce quel ‘noi’ che ricorre insistentemente come un metronomo, scandendo i flussi e riflussi della storia e dell’umanità.

Nuvole.Casa. è una favola del potere. Ne conosciamo le vittime, gli orrori dettati dall’emblema dell’atroce ‘purezza’, ancor prima di leggere il libro. La storia ci è nota a priori. Eppure, nel libro della Jelinek ciò che conosciamo prende la forma di un enigma che è la promessa di un mutamento. Per scrivere il suo libro Jelinek strappa le pagine di alcuni libri e le affida al ritmo della composizione. Strappa anche la parola che forma il titolo che originariamente indica il “Paese della cuccagna”: Wolkenkuckucksheim. Ne esclude una parte: kuckuck che significa cuculo, mentre la prima parte e l’ultima significano rispettivamente nuvole e casa. Un Wolkenkuckucksheim è il luogo della fantasia, ma nuvole e casa senza il cuculo non si armonizzano e restano in tensione. In questa tensione c’è l’attesa di una promessa: la bellezza di un mondo ideale che l’arte cerca sia rielaborando ciò che è realmente accaduto, sia riconsegnandolo alla forza concreta del presente attraverso la disarticolazione di parole e gesti della memoria.

Elfriede Jelinek, autrice austriaca, premio Nobel per la Letteratura 2004.

Chiara Guidi La Socìetas Raffaello Sanzio riunisce dal 1981 Romeo Castellucci, Chiara Guidi e Claudia Castellucci che condividono un’idea di teatro prevalentemente basata sulla potenza visiva, plastica e sonora della scena. All’interno di Socìetas, che ha realizzato spettacoli presentati nei principali festival e teatri internazionali di tutti i continenti, Chiara Guidi sviluppa una personale ricerca sulla voce e sulla parola recitata. http://www.raffaellosanzio.org/

Daniele Roccato, contrabbassista solista e compositore, è riconosciuto come una delle voci più interessanti della scena musicale.



venerdì 26 febbraio 2016 

Teatro Camploy ore 20.45 Via Cantarane 32 - Verona

ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione con Teatro delle Albe-Ravenna Teatro
LUS
concerto spettacolo di 

Ermanna Montanari, Luigi Ceccarelli, Daniele Roccato

testo Nevio Spadoni
 
musica Luigi Ceccarelli, Daniele Roccato

voce Ermanna Montanari
live electonics Luigi Ceccarelli 
contrabbasso Daniele Roccato
regia Marco Martinelli 
spazio scenico e costumi Margherita Manzelli, Ermanna Montanari
 
disegno abito di Bêlda Margherita Manzelli

animazione dello sfondo con opere originali di Margherita Manzelli a cura di Margherita Manzelli, Alessandro e Francesco Tedde regia del suono Marco Olivieri
 disegno luci Francesco Catacchio
 direzione tecnica Fagio
 elaborazione e tecnica video Alessandro e Francesco Tedde – Antropotopia elementi di scena realizzati dalla squadra tecnica del Teatro delle Albe: Alessandro Bonoli, Fabio Ceroni, Enrico Isola, Dennis Masotti, Francesca Pambianco
 sartoria Laura Graziani Alta Moda
ufficio stampa Silvia Pacciarini, Rosalba Ruggeri promozione e organizzazione Silvia Cassanelli, Silvia Pagliano produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione 
in collaborazione con Teatro delle Albe/Ravenna Teatro

foto Luca Del Pia


LUS (LUCE) è un poemetto di Nevio Spadoni in lingua romagnola, centrato su Bêlda, veggente e guaritrice delle campagne romagnole di inizio Novecento. Una figura potente di donna vittima dell'ipocrisia del paese, che nell’orgoglioso grido di rivolta contro la codardia degli uomini si permette un maleficio di morte ai danni di un “pretaccio”, colpevole di aver disseppellito la madre di lei. In questo concerto, il testo-preghiera-maledizione di Spadoni si sposa con un'architettura sonora originale realizzata da Ceccarelli e Roccato (contrabbassista solista e compositore, una delle voci più originali e prestigiose della scena musicale internazionale), in un’alchimia che vede in scena tre figure duellare con i loro "strumenti": la voce caleidoscopica della Montanari, Ceccarelli con il suo computer per l'elaborazione elettronica in tempo reale, e Roccato con il suo contrabbasso. Diretto da Marco Martinelli, LUS è un concerto che racconta, senza raccontare, la magia incantatoria dei suoni, antica come il mondo, incarnata con forza nel nostro presente, nelle “facce”, malate e abbacinate, nei gorghi di colore, sangue e mercurocromo dipinti ad acquerello da Margherita Manzelli.

Il Teatro delle Albe è stato fondato nel 1983 da Marco Martinelli, Ermanna Montanari, Luigi Dadina e Marcella Nonni. La compagnia sviluppa il proprio percorso intrecciando alla ricerca del “nuovo” la lezione della Tradizione teatrale. Nel 1991 il Teatro delle Albe ha dato vita a Ravenna Teatro, “Teatro Stabile di Innovazione”, riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che si è posto fin dall’inizio come "stabile corsaro", portando avanti con il sostegno del Comune di Ravenna un’originale pratica di “coltura” teatrale della città. http://www.teatrodellealbe.com/




11 marzo 2016 h 18.30 

Libreria Pagina Dodici Corte Sgarzerie, 6/a
LA STRADA COLLETTIVA
di Francesca Proia, Anastasia Mostacci, Adele Cacciagrano. Il Vicolo Editore, collana: “Le Ricordanze”. Introduzione di Hshewa Sinbeauti, Luigi De Angelis. Postfazione di Marisa Zattini. Anno di pubblicazione: maggio 2015

Presentazione del libro in compagnia delle autrici e della prof.ssa Chiara Zamboni. 



«La strada collettiva è un progetto per il quale ho coinvolto undici artisti, provenienti da ambiti eterogenei, nella formazione di una micro comunità del sogno guidato, per sette giorni. (...) Sono stati predisposti due ambienti. Il primo, dedicato alla sperimentazione del sogno lucido, è stato preparato con una trapunta bianca che copriva l’intera superficie del pavimento. In un cerchio avevo disposto dodici lettini neri, di stoffa imbottita. Ogni lettino aveva un piccolo cuscino nero e uno grande cilindrico. (...) Al centro del cerchio, un giovane ulivo, cui ho attribuito un potere riverberante delle energie che si sarebbero addensate attraverso il lungo sostare insieme in forma di cerchio. Infine un grande cartello con la scritta DO NOT SLEEP. Attiguo a questo spazio, un secondo luogo predisposto per il riposo, il dialogo, la scrittura. Qui la scritta in grande, YOU ARE DREAMING invita a riconsiderare costantemente i confini tra realtà e sogno.» Francesca Proia

Francesca Proia danzatrice, coreografa, autrice. Laureata in Conservazione dei Beni Musicali. Inizia lo studio dello yoga nel 1992. Nel 2000 si diploma insegnante presso EFOA International, dove apprende la metodologia di André Van Lysebeth. Dal 2003 al 2007 è stata danzatrice e assistente alle coreografie per il progetto “Tragedia Endogonidia” di Socìetas Raffaello Sanzio. http://francescaproia.tumblr.com/

Anastasia Mostacci è laureata in filosofia del linguaggio con una ricerca sul corpo nel teatro di Grotowski, seguita da un master nell’ambito della performance, un tirocinio e un lavoro di tesi sul corpo sottile nel lavoro di Francesca Proia.

Adele Cacciagrano è dottore di ricerca in Studi Teatrali e Cinematografici presso Università degli Studi di Bologna. Con Piersandra Di Matteo ha curato per il biennio 2010- 2011 la redazione di “Visioni”, piattaforma critica online legata al Festival Natura Dèi Teatri. Ha ideato e co-curato con Laura Severini la prima edizione del festival Funzione Guerriera (Reggio Emilia, 28 febbraio-2 marzo 2014). https://adelecacciagrano.wordpress.com/

Chiara Zamboni insegna Filosofia del linguaggio all'Università di Verona e collabora con la comunità di filosofia femminile Diotima. Tra le sue ultime pubblicazioni: "Parole non consumate. Donne e uomini nel linguaggio" (Liguori, Napoli 2001), "Pensare in presenza. Conversazioni, luoghi, improvvisazioni" (Liguori, Napoli 2009). Ha inoltre curato: "Maria Zambrano. In fedeltà alla parola vivente" (Alinea ed., Firenze
2002) e "Il cuore sacro della lingua" (Il Poligrafo, Padova 2006).



Dal 5 al 9 aprile 2016 

Biblioteca Civica Via Cappello, 43 
Vernice martedì ore 17.30
Enrico Fedrigoli
10 x 12
Mostra di fotografia

10 X 12 è il formato pellicola del banco ottico che uso in teatro da ormai 20 anni.
 Questa misura impone un modo di lavorare che è il contrario di quello che normalmente si fa in teatro: è la lentezza contro la velocità, è immobilità contro la possibilità di rapido spostamento delle altre apparecchiature, è la forte caduta di luminosità contro la luminosità degli altri formati.

10 x 12 vuol dire lentezza, riflessione e grande risoluzione dell’immagine, vuol dire architettura delle scene, architettura del corpo, pensiero sull’invisibile e dinamica.

10 X 12 vuol dire pesantezza, fatica e un apparecchio che lavora scollegato dalla visione ottica diretta implicando costruzione mentale e progettazione.

10 X 12 è un modo di interpretare. 
Questa mostra rappresenta un viaggio a partire dalle prime sperimentazioni di banco ottico fino agli ultimi lavori.

Enrico Fedrigoli inizia come fotografo di architettura, ma presto affianca alla ricerca artistica l’attività di fotografo pubblicitario, in Italia e all’estero. Dall’architettura allarga la propria ricerca ai rapporti spaziali dei paesaggi e alla fotografia del territorio. Nel 1983 è in India con Milo Manara, per la documentazione fotografica del suo Hp e Giuseppe Bergman. Da questo diario di viaggio nasce una pubblicazione che affianca l’albo a fumetti. Nel 1985 studia le tecniche di utilizzo del banco ottico all’Istituto del design di Milano. Nel 1988 compie il primo viaggio a Berlino, dove comincia una documentazione dell’architettura cittadina che lo impegnerà a lungo. L’interesse per l’immagine in movimento nasce a partire dai primi anni ’80: dopo tre anni di intensa attività fotografica nell’ambito dei rally automobilistici, il lavoro di Fedrigoli approda alla danza: il primo spettacolo fotografato è del Balletto del Bol’šoj. Risale ai primi anni ’90 l’incontro con il teatro: documenta i lavori di Motus, Teatrino Clandestino, Masque Teatro, Socìetas Raffaello Sanzio, Teatro delle Albe, Valdoca. 
Dal 1999 collabora strettamente con la compagnia ravennate Fanny & Alexander.  Nel 2002 inizia una serie di percorsi che indagano la figura femminile nel teatro: Francesca Proia, Chiara Lagani, Ermanna Montanari e Fiorenza Menni, Sara Masotti, Eleonora Sedioli. http://www.enricofedrigoli.com/



28, 29 e 30 aprile 2016 h 21.00
Fonderia Aperta Teatro Via del Pontiere, 40/A
MOTUS
MDLSX
con Silvia Calderoni
regia Enrico Casagrande & Daniela Nicolò
drammaturgia Daniela Nicolò & Silvia Calderoni
suoni Enrico Casagrande
in collaborazione con Paolo Baldini e Damiano Bagli
luce e video Alessio Spirli
produzione Elisa Bartolucci & Valentina Zangari
promozione in Italia Sandra Angelini
distribuzione estera Lisa Gilardino

produzione Motus 2015 in collaborazione con La Villette - Résidence d’artistes 2015 Parigi, Create to Connect (EU project) Bunker/ Mladi Levi Festival Lubiana, Santarcangelo 2015 Festival Internazionale del Teatro in Piazza, L’arboreto - Teatro Dimora di Mondaino, MARCHE TEATRO 
con il sostegno di MIBACT, Regione Emilia Romagna

foto Alessandro Sala

MDLSX è ordigno sonoro, inno lisergico e solitario alla libertà di divenire, al gender b(l)ending, all’essere altro dai confini del corpo, dal colore della pelle, dalla nazionalità imposta, dalla territorialità forzata, dall’appartenenza a una Patria. Di “appartenenza aperta alle Molteplicità” scriveva R. Braidotti in “On Becoming Europeans”, avanzando la proposta di una identità post-nazionalista… Ed è verso la fuoriuscita dalle categorie – tutte, anche artistiche – che MDLSX tende. È uno “scandaloso” viaggio teatrale di Silvia Calderoni che – dopo 10 anni con Motus – si avventura in questo esperimento dall’apparente formato del D-j/Vj Set, per dare inizio a una esplorazione sui confini che si catalizzerà, nel 2016, in “Black Drama. Un musical tragico”.
In MDLSX collidono brandelli autobiografici ed evocazioni letterarie e sulla confusione tra fiction e realtà. MDLSX oscilla - da Gender Trouble a Undoing Gender. Citiamo Judith Butler che, con “A Cyborg Manifesto” di Donna Haraway, il “Manifesto Contra-sexual” di Paul B. Preciado e altri cut-up dal caleidoscopico universo dei Manifesti Queer, tesse il background di questa Performance-Mostro.

Motus nasce a Rimini nel 1991, fondato da Enrico Casagrande e Daniela Francesconi Nicolò. Entrambi studiano ad Urbino, dove avviene il loro incontro artistico all'interno del gruppo teatrale universitario Atarassia e di E.A.S.T. (European Associations of Students of Theatre). L’attività artistica di Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande è affiancata inoltre da un altrettanto intenso programma di incontri pubblici, conferenze e master presso Università italiane ed estere, proprio in relazione ai vari e complessi progetti teatrali e videografici della compagnia. http://www.motusonline.com



a seguire l'ultima sera di spettacolo
30 aprile 2016 h 23.30
Torretta del CUS Viale Università, 4
Silvia Calderoni
DJ SET



29 aprile 2016 h 17.30 
Cooperativa Libre! Via Scrimiari, 51b
CINQUE SESSI NON BASTANO
Un dialogo tra Lorenzo Bernini e Motus

Evento realizzato in collaborazione col Centro di Ricerca Politesse – Politiche e Teorie della Sessualità

Lorenzo Bernini è ricercatore in Filosofia politica presso l'Università degli Studi di Verona, dove coordina il centro di ricerca Politesse – Politiche e teorie della sessualità. Fa parte del comitato scientifico di AG – About Gender: Rivista internazionale di studi di genere e della redazione di Filosofia politica. I suoi studi spaziano dalla filosofia politica classica alle teorie contemporanee della democrazia radicale, dal pensiero di Michel Foucault ai suoi sviluppi nei Gender Studies e nelle teorie queer.

Il Centro di Ricerca Politesse riunisce docenti, ricercatrici e ricercatori che indagano con fini sia teoretici sia applicativi i fenomeni della sessualità umana nelle loro implicazioni filosofiche, politiche, giuridiche, religiose, etiche e bioetiche, antropologiche, culturali, sociologiche, pedagogiche, psicologiche, mediche e storiche. Il suo intento è difendere il valore della dignità e dell’integrità della persona e contrastare il sessismo in tutte le sue forme: maschilismo, omofobia, transfobia, violenza di genere, violenza sui minori, “bullismo”, violenza giuridica e chirurgica su persone trangender/transessuali e intersessuali. http://www.politesse.it/

 

13 maggio 2016 h 21.00

Fonderia Aperta Teatro Via del Pontiere, 40/A
Tommaso Rossi
MIO PADRE E IO
da Joe Randolph Ackerley
traduzione di Aldo Busi (Adelphi Edizioni, 1981)
libero adattamento di Albert Tola e Tommaso Rossi
con Daniele Fior
scenografia Gregorio Zurla
drammaturgia musicale Lea Tommasi
costumi Giada Masi
regia Tommaso Rossi
produzione EXP associazione culturale con il contributo di MILK Verona LGBTQI Community Center e ArciLesbica Verona



Mio padre e io è l'indagine di un figlio omosessuale sul passato del proprio genitore. Un amoroso tentativo di scomporre l’immagine di un uomo tutto d’un pezzo e affrontare l’illusione di una normalità famigliare. Ma anche una ricerca sulla (im)possibilità di pacificare il desiderio di un uomo per i ragazzi con ciò che la figura paterna simboleggia; la rappresentazione dell’estraneità di chi rappresenta la sterilità del godimento di fronte al succedersi delle generazioni. Non è forse in nome del futuro dei propri figli che ogni guerra è combattuta dai padri? E non è forse in nome del futuro di altri figli a venire che i padri mandano i propri figli a morire?
Lo spettacolo esibisce un modo "premoderno" di vivere l'omosessualità, prima della diffusione delle categorie di sesso/genere/orientamento sessuale e quindi dell'avvento dell'"omosessuale moderno" che vive in coppie egalitarie e simmetriche.
Il padre Roger Ackerley era un commerciante di frutta di successo conosciuto a Londra come il "Re della Banana". Il figlio Joe Randolph appartiene a una cerchia di gay letterati incurante delle convenzioni in un tempo in cui gli omosessuali inglesi erano esposti a persecuzione giudiziaria. Lo spettacolo è una libera riduzione in forma di monologo del romanzo. Un racconto intenso affrontato con aria scanzonata. Eroico è chi riesce a essere soave in un mondo infernale.

Daniele Fior attore diplomato presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica "Silvio D’Amico". Ha lavorato in teatro e cinema con registi come Mario Martone, Sergio Rubini, Irene Papas, Antonio Latella, Andrea Baracco, Alessandro Capitani e collaborato con gruppi come Fura dels Baus, MK, Fattore K e Muta Imago. https://danielefior.wordpress.com/

Tommaso Rossi ha studiato regia presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica "Silvio D’Amico" e conseguito un master in regia lirica presso Opera Academy Verona. Impegnato nell’ideazione di performance, festival ed esperienze formative, i suoi interessi vanno dal teatro tradizionale all’happening, dalla disgregazione della forma al vincolo verso i classici. http://tommasorossi.tumblr.com/



a seguire
Ateliersi
URBAN SPRAY LEXICON / SE LA MIA PELLE VUOI
di e con Fiorenza Menni e Andrea Mochi Sismondi
alla chitarra Mauro Sommavilla
alle percussioni Vittoria Burattini

Questo esercizio interpretativo del lessico spray dal primo novecento fino a oggi è un altro pezzo di pagina aggiunta per guardare la nostra parte di mondo, per incocciare nei rovesci, nei crolli. Questi slogan sono precipitati di contesto che possono divertire, irritare, far marcare una propria lontananza o portare a incappare in intuizioni condivisibili. Si autocollocano nella pratica della rivolta, sono pensieri in forma germinale.




Urban Spray Lexicon è una ricerca drammaturgica e performativa sulle scritte che appaiono e scompaiono dai muri delle città. Ateliersi raccoglie le scritte di oggi fotografandole e annotandole, e recupera quelle del passato scovandole in libri, riviste, raccolte private. Dal materiale raccolto compone nuove drammaturgie che fissano sulla carta le espressioni altrimenti fugaci, di brevissima durata: poemi e poemetti in versi diventano così una modalità di conservazione dell’effimero. A queste piccole unità di scrittura, in scena viene data voce e sonorità, e i messaggi visivi vengono trasformati in gesti performativi. Si tratta di un’operazione artistica dove il linguaggio teatrale agisce in stretto contatto con le arti sonore e dove le dinamiche del paesaggio urbano diventano materiale scenico. Ateliersi pone il suo sguardo sulla strada abitata da persone anonime, dove il confine tra pubblico e privato emerge mobile e indefinito.
All’interpretazione scenica dei versi murali, al gusto performativo per il pensiero graffiato sui muri, Se la mia pelle vuoi fa seguire la domanda su ciò che precede l’atto di scrittura, sul tempo antecedente il momento in cui il grido s’inscrive sulle superfici. Una domanda che ci porta ad oltrepassare una soglia ed entrare nelle case. Per porre l’attenzione sul flusso della vita quotidiana, sul cuore battente di un dinamismo esistenziale di cui ci appassiona il dipanarsi più che l’identificazione. Il focus è posto sulla sottile linea luminosa cha divide e congiunge la sfera pubblica e quella privata, o meglio, su chi abita e si dibatte in questa zona di confine.

ATELIERSI è un collettivo di produzione artistica che opera nell’ambito della arti performative e teatrali. Si occupa di creazione artistica e della cura della programmazione culturale dell’Atelier Sì a Bologna. La creazione di Ateliersi si compone di opere teatrali e interventi artistici in cui il gesto performativo entra in dialogo organico con l’antropologia, la letteratura, la produzione musicale e le arti visive per favorire una comunicazione del pensiero capace di intercettare inquietudini e prospettive che coagulano senso intorno ai sovvertimenti che si manifestano nel mondo. Il lavoro artistico del collettivo si caratterizza per un approccio multidisciplinare e innovativo incentrato su una spiccata performatività a favore della contaminazione del linguaggio teatrale con quello delle altre arti. http://www.ateliersi.it


20 maggio 2016 h 18.30 

Giardino EXP Largo San Nazaro, 4
APERITIVO AWH

a seguire la performance
Ilaria Dalle Donne
RUMORE BIANCO
regia Ilaria Dalle Donne
interprete Simona Rinaldo 
audio Marco Adamoli
testo liberamente tratto da David Foster Wallace

Il rumore bianco è una vibrazione che deriva da un suono continuo. In chi lo ascolta crea uno stato di rilassamento. Un rilassamento muscolare mentale artificioso. Molto spesso questo rilassamento si trasforma in sonno, la chiusura degli occhi, non vedere, non sentire, un vero e proprio distaccamento dalla realtà. Quello che non è in ordine o che ci fa soffrire diventa invisibile, viene dimenticato, allontanato, annegato, negato.

Simona Rinaldo frequenta l'accademia Epse Danse di Montpellier (Francia) e viene selezionata l'anno successivo per uno scambio multidisciplinare presso L'espace Pleiade De La Danse Di Vichy( Francia). Si diploma nel 2013 presso l'accademia di teatro danza DANCEHAUS di Susanna Beltrami (Milano). Prosegue il suo percorso con il TDC Teatro della Contraddizione (Milano). Nel febbraio 2015 crea la performance d'appartamento dal titolo “Istantanee”, opera selezionata (Napoli :Altofest, Venezia: Hors Lit, Performa Festival Lugano).

Ilaria Dalle Donne dal 2005 è stata attrice nelle produzioni di Babilonia Teatri e dal 2012 ha iniziato un percorso autonomo. Ha lavorato con Motus, Pippo Delbono, Accademia degli Artefatti, Romeo Castellucci (attrice in: Giudizio Possibilità Essere), Teatro Magro, Teatro Stabile di Verona Fondazione Atlantide, Inteatro Marche e Silvia Costa. Nel 2013 è finalista al Premio Scenario. Nel 2015 è in residenza con il progetto WHAT A CURIOUS FEELING al WorkSpaceBrussel di Bruxelles.

sabato 28 novembre 2015

ARE WE HUMAN rassegna di arte scenica 2015-2016




Due gli eventi sono all'interno del programma de L'Altro Teatro 
rassegna organizzata dal Comune di Verona 


venerdì 11 dicembreal Teatro Camploy 
FANNY & ALEXANDER 
con "Dittico: Discorso Grigio e Discorso Giallo" 

venerdì 26 febbraio al Teatro Camploy 
ERT Fondazione Emilia Romagna Teatro/TEATRO DELLE ALBE
con "Lus"


info
Biglietto intero: 14 euro - ridotto over 65: 12 euro - ridotto under 30: 10 euro
Prevendita tramite circuito GETICKET e CALL CENTER 848002008
BOXOFFICE via Pallone 16 - Verona tel. 0458011154
Biglietti ONLINE: www.geticket.it